ALIMENTA

COMMENTARIO TECNICO-GIURIDICO DELLA PRODUZIONE AGRO-ALIMENTARE

Anno XX n. 2 Febbraio 2012 Mensile

COLDIRETTI
I danni della retorica patriottarda

di Antonio Neri

L’amor di Patria è un sentimento talmente delicato che basta poco a sciuparlo. Di questo sembra non rendersi conto COLDIRETTI che con la sua insistita retorica patriottarda abusa  della credulità generale quando grida all’agropirateria. Lessema di grande efficacia, almeno a giudicare dalla risonanza mediatica che si è procurata, perché evocatore di danni (più supposti che dimostrati) sui mercati mondiali a carico della nostra produzione agroalimentare.

Possiamo comprendere chi si adopera per attivare i meccanismi mediatici a favore di quella parte della società che rappresenta. Oggi è costume che non scandalizza più di tanto. Ma la comprensione trova il suo limite quando l’attivismo si spinge a procurar danni in casa propria come dimostrato dalla recente denuncia a carico dell’olio d’oliva extra vergine italiano che ancora COLDIRETTI pretende "taroccato" sulla base di riscontri organolettici forniti da una campionatura statisticamente non valida.

Ne è risultato un danno d’immagine, questo si mondiale, tant’è che importantissimi mercati si sono trincerati in cautelare attesa dell’esito di analisi su oli extravergini italiani importati. Non ci vuole un grande sforzo per immaginare che quelle partite già sdoganate siano ora sotto sospetto per cui agli esportatori italiani si proporrà l’alternativa capestro del pagamento scontato o differito.

Sulla realtà italiana in fatto di frodi e sulla organizzazione dei controlli si è espresso, con dovizia di dati e cifre, il dottor Emilio Gatto nella sua qualità di direttore della prevenzione, controllo qualità  e  repressione frodi del Ministero politiche agricole nella intervista, rilasciataci in esclusiva e pubblicata sullo scorso numero di ALIMENTA. A questa rimandiamo i lettori limitandoci qui a ricordare che nei primi 10 mesi di attività del 2011, l’Ispettorato ha controllato circa 22.000 operatori riscontrando irregolarità nel 15% dei casi ed i 6 laboratori di cui dispone hanno analizzato circa 7.000 campioni, tra prodotti agroalimentari e mezzi tecnici prelevati nel corso delle ispezioni, riscontrando irregolarità solo nel 12% dei casi. Una percentuale (a prescindere dalle infrazioni di natura amministrativa) che è corretto far rientrare nel limite del fisiologico.

Oggi pubblichiamo la lettera del dottor Claudio Ranzani, direttore di ASSITOL (Associazione Italiana degli Industriali Oleari) che giustamente respinge il sistema di riversare sull’industria la responsabilità di tutti i mali ricorrenti di cui soffre il comparto della produzione agricola italiana. La quale deve pur rendersi conto che nell’orbe terraqueo l’area mediterranea è  benedetta per coltivazioni olivicole che costituiscono il cespite di vita di altri Paesi che le ragioni del mercato pongono in concorrenza fra loro.

E per chiudere, se la vogliamo dire con tutta la sincerità che ci procurerà gli anatemi di COLDIRETTI,  bisogna finalmente ridimensionare la convinzione che la produzione agricola italiana é la migliore al mondo. Se ci mettiamo in competizione, come dannatamente stiamo facendo con l’obbligatorietà dell’indicazione d’origine delle materie prime, saremo sicuramente perdenti. Perché quel che oggi è vantato come  "made in Italy" sarà opposto sul mercato dal "made in…." di qualunque altro Paese comunitario e extra.

Se è vero, com’è vero, che tutto quel che è "italiano"  è buono il  merito va all’industria che "trasforma", che rende "italiano" anche quel che non è nostrano. Il miglior caffè espresso si beve in Italia ma il caffè viene dai due emisferi . Se la pasta "italiana" regge la cottura è perché il produttore italiano si approvvigiona di grano del Manitoba. Quello del tavoliere pugliese non è sufficiente a soddisfare la richiesta. Provate uno yogurt da latte altoatesino. Non c’è "yogurt italiano"che regga il confronto neppure se è ottenuto da "latte di alta qualità".

Sarà bene riprendere questo discorso in altra occasione. Ma per ora è bene abbassare i toni.

Questo rigurgito autarchico ci farà del male.



 

Ed ancora: 


- “MANOVRE SPECULATIVE: BREVI NOTAZIONI SULL’ART. 501 BIS C.P.” è il titolo dell’articolo di cui sono autori due ufficiali dell’Arma: il Ten. Col Roberto Pugnetti responsabile della Sezione di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri presso la Procura della Repubblica di Salerno e il Cap. Vincenzo Ferrara , Comandante del Nucleo Antifrodi Carabinieri di Salerno. Con queste note gli Autori si propongono la verifica sulla tenuta della norma con riferimento ad una delle condotte tipizzate dal legislatore “chiunque nell’esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compie manovre speculative”. Le condotte punite si identificano nell’occultamento, nell’accaparramento, nell’incetta. Si fa distinzione fra materie prime e generi di largo consumo identificati come prodotti di prima necessità. Si conclude criticamente osservando che l’ordinamento finisce con il dettare una disciplina meramente dirigistica per cui gli autori esprimono l’auspicio che, de iure condendo, la condotta possa essere espunta dall’ordinamento.

- Antonio Neri direttore di ALIMENTA, è l’autore di un complesso saggio dal titolo, già di per sé esplicativo “FORMAGGI FRESCHI A PASTA FILATA. SENTENZA N. 2035/08 DEL TRIBUNALE PENALE DI MONZA. COMMENTO CRITICO ALLA CONCLUSIONE ASSOLUTORIA”. La linea guida del commento segue quella tracciata dall’avvocato Forte, difensore, cui si deve la conclusione assolutoria., sulla rivista IL MONDO DEL LATTE organo ufficiale di ASSOLATTE del maggio 2009. La premessa evidenzia che il caso è di una specificità tecnica straordinaria e quindi è sfuggito alla comprensione del giudicante. Una ragione di più per instaurare una perizia tecnica d’ufficio che avrebbe potuto approfondire il tema anche sula base di un eventuale contraddittorio con una perizia di parte. Il che purtroppo non si è verificato. L’Autore sviluppa gli argomenti ancorandoli a specifici capitoli dei quali il primo riguarda la validità tecnica e legale del metodo “furosina”. Dal punto di vista tecnico non c’è dubbio che il metodo sia valido perché tiene conto dei contenuti di furosina in latte perossidasipositivo sottoposto a pastorizzazione e il latte in polvere: Dal punto di vista legale è anch’esso metodo valido ma a questo punto l’autore si rammarica che esso sia applicato solo ai formaggi freschi a pasta fila ta di produzione nazionale. A questo punto la discussione entra nel vivo perché chiama in causa una lettera rilasciata nel 2005 dall’allora Ministero Attività Produttive che arbitrariamente equipara le “cagliate” a materia prima. Il secondo capitolo riguarda l’uso surrettizio del termine “cagliata”. L’autore distingue fra cagliata intesa come coaugulo che si forma nel latte dopo l’aggiunta del latte e la “cagliata” che invece si presenta in blocchi compatti a forma parallelepipeda e che ha tutto l’aspetto e le caratteristiche organolettiche di un formaggio a breve maturazione.. La tesi che l’autore sostiene è che questa cagliata/formaggio può impiegarsi solo per la produzione di formaggi fusi ed è fraudolento impiegarla nella produzione di formaggi freschi di pasta filata. Uno dei punti che hanno costituito base per la conclusione assolutoria riguarda la procedura di infrazione comunitaria fortemente contestata dall’autore il quale sostiene, con la citazione di importanti documenti, che la procedura non fu mai avviata perché l’Italia rinunciò al controllo dei formaggi freschi a pasta filata di provenienza comunitaria riservando l’applicazione del metodo “furosina” alla sola produzione italiana. Seguono i capitoli che indicano nel commercio della “cagliata” il vero interesse mercantile e altri capitoli che riguardano i capi di imputazione in rubrica e le informazioni al consumatore. Quel che preme qui richiamare sono le considerazioni conclusive dell’autore che ritiene l’assoluzione del Tribunale di Monza fortemente contestabile perché si rileva esiziale per la libertà dei traffici, per l’economia nazionale e per la tutela della buona fede degli acquirenti.

- Il Direttore di ASSITOL interviene con una lettera al direttore per appoggiare quanto lo stesso direttore polemicamente sostiene sui danni che procura all’industria olearia nazionale la retorica patriottarda di Coldiretti. Il tutto da un articolo scandalistico pubblicato su “La Repubblica “ del 23 dicembre 2011 che riportava l’allarme lanciato del Presidente di Coldiretti a proposito di alcune bottiglie di olio di oliva analizzate dal Laboratorio chimico centrale delle dogane di Roma riscontrate “taroccate”. Non meglio precisato come.

- In occasione del VENTENNALE DI ALIMENTA collaboratori e lettori si congratulano con il Direttore esprimendo un caloroso apprezzamento per la funzione svolta da ALIMENTA funzione esattamente compendiata in sottotestata “Commentario tecnico-giuridico della produzione agrolimentare”


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